Il videogioco può diventare qualcosa di più di un semplice strumento di intrattenimento quando viene inserito in un percorso terapeutico strutturato e seguito da un professionista.

È il principio alla base della Video Game Therapy, un approccio che utilizza anche videogiochi commerciali per osservare emozioni, reazioni, decisioni e comportamenti che possono diventare materiale di lavoro clinico.

Tutti i dettagli

Il gioco non viene considerato una cura autonoma e non sostituisce psicoterapia, farmaci o riabilitazione, ma può offrire un ambiente nel quale alcuni aspetti della persona diventano più facilmente osservabili.

L’interesse della Video Game Therapy nasce soprattutto da ciò che accade durante il gameplay. Il valore non dipende necessariamente dal contenuto terapeutico del titolo scelto, ma dalle situazioni che il gioco crea: fallimenti, ostacoli, rischio, competizione, esplorazione, scelte e ricompense.

Gli elementi principali

Il terapeuta può quindi osservare non soltanto ciò che il paziente racconta, ma anche come reagisce davanti a eventi imprevisti o difficili, trasformando il videogioco in un terreno condiviso dal quale partire per affrontare temi che potrebbero essere più complessi da discutere direttamente.

Il modello distingue diversi stati dell’esperienza videoludica. L’immersione può assorbire l’attenzione e ridurre temporaneamente il giudizio su di sé, mentre il flow emerge quando capacità, difficoltà e feedback raggiungono un equilibrio capace di mantenere il giocatore concentrato sull’azione.

Gameplay e contenuti

Esiste poi una componente rappresentativa legata all’avatar, attraverso la quale personaggi scelti, strategie e comportamenti possono diventare forme indirette di espressione personale. L’aspetto rilevante non sarebbe raggiungere uno stato specifico, ma mantenere la capacità di passare da una modalità all’altra senza rimanere eccessivamente bloccati nell’esperienza.