Rapporto OCSE: i rischi per le piccole imprese nella corsa globale alle nuove tecnologie

Secondo un rapporto dell'OCSE, le piccole imprese manifatturiere rischiano di restare indietro nella transizione tecnologica globale verso intelligenza artificiale, automazione e tecnologie pulite, penalizzate da costi elevati e accesso limitato al credito.
Un recente rapporto dell'OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), ripreso da fonti informative internazionali come Devdiscourse, lancia l'allarme sui rischi che la manifattura globale sta affrontando. In base ai dati evidenziati, le piccole e medie imprese manifatturiere rappresentano il 57% dell'occupazione manifatturiera e il 41% del valore aggiunto manifatturiero nelle economie dell'OCSE nel 2023, confermando il settore come un pilastro fondamentale dello sviluppo economico globale, contribuendo circa al 16% del PIL mondiale e al 14% dell'occupazione.
Nonostante il loro peso economico, le aziende di minori dimensioni incontrano crescenti difficoltà nell'affrontare una produzione sempre più orientata alla tecnologia. Mentre le grandi corporation dispongono delle risorse necessarie per investire in robotica, intelligenza artificiale e attrezzature moderne, le PMI affrontano ostacoli significativi legati agli elevati costi, alla limitata disponibilità di credito e alla carenza di competenze tecniche. L'OCSE avverte che politiche industriali focalizzate prevalentemente sui grandi attori potrebbero accentuare questo divario, causando potenziali perdite di posti di lavoro, un indebolimento delle industrie locali e una ridotta competitività complessiva nei paesi in cui i piccoli fornitori non riescono a modernizzarsi.
Le pressioni del cambiamento tecnologico emergono chiaramente in settori chiave come quello automobilistico. Come indicato nei materiali di analisi, le PMI e le microimprese generano circa il 58% del valore aggiunto tra i fornitori di componenti per l'automotive, ma la transizione verso i veicoli elettrici e autonomi sta modificando profondamente la domanda di componenti tradizionali. I produttori di parti per motori e sistemi meccanici devono infatti riconvertirsi verso batterie, elettronica, sensori e software. A titolo di esempio, l'OCSE evidenzia che in Germania i fornitori automotive hanno destinato nel 2023 il 28% dei loro investimenti totali alla mobilità elettrica, pur fronteggiando il fatto che questo segmento generasse appena il 10% dei loro profitti, testimoniando la forte pressione finanziaria derivante da investimenti non ancora pienamente redditizi.
Un altro fronte critico è rappresentato dalla vulnerabilità delle catene di approvvigionamento e dalle tensioni geopolitiche. Il rapporto segnala che le PMI sono particolarmente esposte a tali dinamiche poiché dipendono spesso da un numero limitato di partner commerciali e mancano di riserve finanziarie adeguate per anticipare le interruzioni. Per far fronte a queste criticità, l'organizzazione suggerisce ai governi di inserire finanziamenti accessibili, tecnologie digitali e formazione della forza lavoro al centro delle strategie di sviluppo industriale, incoraggiando la diversificazione dei fornitori e una maggiore cooperazione tra le imprese.
