Videogiochi e minori, la politica decide le regole: cosa propongono Italia e Unione Europea
✎ ModificaTra mozione italiana ed EU KIDS Act, il dibattito sui videogiochi e i minori entra nelle istituzioni. Ecco quali obblighi sono proposti e cosa non è ancora legge.
Il dibattito cambia: non tutti i divieti sono già legge
Videogiochi, smartphone, social network e intelligenza artificiale stanno entrando con sempre maggiore frequenza nei programmi dei governi. Il tema non è nuovo, ma tra il 19 e il 21 ottobre 2026 la discussione italiana ed europea ha acquisito nuovi riferimenti istituzionali. Alla Camera è stata presentata una mozione sull'utilizzo dei dispositivi digitali da parte dei più piccoli, mentre l'esame della proposta europea EU KIDS Act porta al centro anche la sicurezza dei giochi online. La distinzione fondamentale, per chi legge, è una: proposte, atti parlamentari e regolamenti vigenti non sono la stessa cosa.
Parlare genericamente di videogiochi vietati ai minori rischia di creare un allarme ingiustificato. Al momento non è stato introdotto un divieto europeo di giocare su PlayStation, Xbox, Nintendo Switch o PC prima dei quindici anni. Le misure oggetto di discussione riguardano servizi diversi, fasce d'età differenti e responsabilità delle piattaforme. Capire la portata effettiva di ciascun testo è indispensabile prima di immaginare conseguenze per famiglie e giocatori.
EU KIDS Act: perché riguarda anche il gioco online
La Commissione europea ha presentato il progetto EU KIDS Act il 17 settembre 2026, con l'obiettivo di rendere più sicuri gli ambienti digitali frequentati dai minori. La proposta prende in esame social network, servizi di condivisione video, giochi online e alcuni sistemi di intelligenza artificiale. Non riguarda soltanto i contenuti ritenuti inadatti: pone l'attenzione anche sui meccanismi che trattengono a lungo gli utenti, sui contatti indesiderati, sulle impostazioni di riservatezza e sull'effettiva capacità dei genitori di intervenire.
Per i social media viene proposto un sistema progressivo: niente accesso sotto i tredici anni e apertura autonoma di un account a partire dai quindici. Questa soglia, però, non va trasferita automaticamente ai videogiochi. Nei giochi online il punto centrale riguarda soprattutto la progettazione del servizio e la protezione dell'utente minorenne. Le caratteristiche concrete, gli obblighi applicabili e le eventuali eccezioni dipenderanno dal testo che uscirà dal confronto legislativo.
La Commissione vuole inoltre una verifica dell'età capace di ridurre la raccolta superflua di dati personali. È un passaggio delicato: un controllo inefficace rende semplici gli aggiramenti, ma chiedere documenti o informazioni biometriche a chiunque entri in un servizio digitale solleverebbe problemi di privacy. La strada proposta è quella di strumenti che dimostrino il possesso di un requisito di età senza trasformare ogni accesso in una consegna permanente di informazioni sensibili.
La mozione italiana: sotto i tre anni e supervisione fino ai dodici
Il fronte italiano è distinto da quello di Bruxelles. Il 19 ottobre 2026 è stata depositata alla Camera la mozione 1-00608, con primo firmatario Filippo Scerra, che sollecita iniziative sulla tutela dei minori nell'utilizzo delle tecnologie digitali. Tra le indicazioni compare la proposta di vietare videogiochi e dispositivi digitali ai bambini sotto i tre anni e prevedere una supervisione adulta tra tre e dodici anni. Si tratta di una richiesta politica rivolta al Governo, non di una norma già operativa nelle case italiane.
La mozione si inserisce nel confronto su esposizione precoce agli schermi, uso eccessivo dei dispositivi e responsabilità educativa. In concreto, trasformare questi orientamenti in regole applicabili richiederebbe definizioni molto precise: che cosa rientra nella categoria dei dispositivi, come distinguere un videogioco da un'app educativa e quale forma debba assumere la supervisione di un adulto. Senza queste distinzioni, una formula generale sarebbe difficile da interpretare e controllare.
Cosa potrebbero dover cambiare PlayStation, Xbox e Nintendo
Per le piattaforme di gioco, il confronto europeo potrebbe tradursi soprattutto in maggiore attenzione agli account dei minori, alla comunicazione tra sconosciuti, agli strumenti di segnalazione e alle impostazioni predefinite. Un servizio che permette chat vocali, messaggi, acquisti e contenuti condivisi non presenta gli stessi rischi di un titolo completamente offline. Per questo le regole di sicurezza devono guardare alle funzioni effettivamente offerte, non trattare ogni videogioco come se fosse identico agli altri.
I produttori dispongono già di strumenti di controllo parentale, filtri per l'età e autorizzazioni sugli acquisti. Un eventuale rafforzamento normativo potrebbe richiedere verifiche più coerenti o procedure più comprensibili, ma non significa che tali sistemi siano oggi tutti illegali o insufficienti. Le aziende dovranno confrontarsi con il testo definitivo; per le famiglie resta utile conoscere le impostazioni disponibili e non limitarsi alla classificazione dell'età riportata sulla confezione.
La questione economica: acquisti digitali e attenzione dei giocatori
Il dibattito sulla tutela dei minori tocca anche un modello economico molto diffuso. Nei videogiochi online convivono acquisti facoltativi, valute virtuali, ricompense a tempo, eventi stagionali e meccanismi che incoraggiano l'accesso frequente. Non ogni funzione comporta automaticamente un danno, ma l'insieme di questi incentivi merita un'analisi specifica quando l'utente è molto giovane. Trasparenza dei prezzi, possibilità di disattivare comunicazioni e limiti alle spese sono aspetti concreti su cui istituzioni e imprese possono intervenire.
Una regolamentazione efficace dovrebbe inoltre evitare che le tutele siano accessibili soltanto alle famiglie più esperte. Il problema non è solo tecnico: chi non conosce la differenza tra account adulto e account bambino potrebbe non attivare un controllo disponibile. Semplificare le scelte iniziali, spiegare in italiano le impostazioni e rendere meno invasiva la comunicazione commerciale contribuirebbe a proteggere gli utenti senza penalizzare inutilmente le esperienze di gioco.
Quali passaggi mancano e cosa conviene seguire
L'EU KIDS Act è una proposta di regolamento ancora sottoposta al percorso europeo: Parlamento e Consiglio dovranno confrontarsi sul testo prima di un'eventuale adozione. Anche il confronto italiano richiede passaggi istituzionali ulteriori. I documenti pubblicati in queste settimane non autorizzano quindi ad annunciare oggi un cambiamento già applicato a console, negozi digitali e multiplayer. Ogni articolo che presenta quei limiti come immediatamente obbligatori confonde il dibattito con la legge.
La sfida politica sarà trovare un equilibrio tra diritto dei minori alla protezione, privacy, responsabilità delle piattaforme e libertà di utilizzare strumenti digitali adeguati all'età. Per il settore videoludico è una discussione decisiva, ma non necessariamente ostile al videogioco in quanto tale. In attesa dei testi definitivi, la scelta più utile per famiglie e giocatori è informarsi sulle funzioni dei servizi utilizzati, sulle verifiche dell'età e sugli strumenti di gestione degli account, senza affidarsi a slogan o divieti annunciati con troppa fretta.

