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PS5 e jailbreak, Sony alza le difese: il PSN diventa il nuovo terreno di scontro

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19 ottobre 2026 · Redazione ZazoomTek
PS5 con grafica jailbreak e accesso PSN bloccato

Il jailbreak di PS5 sta entrando in una fase più avanzata e Sony sembra aver scelto una risposta molto concreta: rendere sempre meno conveniente restare su firmware vulnerabili quando si vuole continuare a utilizzare l’ecosistema online ufficiale.

Relapse allarga la platea delle PS5 modificabili

Al centro dell’attenzione c’è Relapse, exploit reso pubblico alla fine di settembre 2026 e indicato come compatibile con diverse versioni del firmware PS5 comprese tra la 7.00 e la 13.60. La portata del progetto è rilevante perché comprende anche modelli più recenti della console, incluse PS5 Slim e PS5 Pro, e riduce alcune delle barriere tecniche che in passato limitavano la scena del modding a configurazioni molto più specifiche.

La possibilità di raggiungere privilegi di livello kernel apre l’accesso a software homebrew, emulatori e strumenti sperimentali non distribuiti attraverso i canali Sony. È importante separare il modding dalla pirateria: sviluppare programmi amatoriali o studiare una piattaforma non equivale automaticamente a utilizzare copie non autorizzate. Una vulnerabilità sufficientemente profonda, però, può essere sfruttata anche per aggirare le protezioni previste per il software commerciale, ed è proprio questo uno dei punti più delicati per il produttore.

Il firmware 14.10 trasforma il PSN nella barriera più efficace

La contromisura più visibile non consiste soltanto nel correggere la falla. Sony richiede il firmware 14.10 per accedere normalmente al PlayStation Network, creando una scelta molto più netta per chi possiede una console ancora compatibile con l’exploit. Aggiornare significa mantenere PSN, multiplayer, PlayStation Store e servizi ufficiali; restare indietro permette invece di preservare determinate possibilità di modifica, rinunciando però a una parte importante dell’esperienza quotidiana di PS5.

La perdita dell’accesso ai servizi online può avere conseguenze anche sulla gestione dei contenuti digitali quando sono necessarie verifiche lato server. Non significa che ogni gioco acquistato smetta automaticamente di funzionare, ma una console mantenuta volontariamente su firmware precedenti diventa progressivamente meno adatta a un utilizzo normale dell’ecosistema PlayStation.

Anche i giochi futuri possono spingere verso l’aggiornamento

Un altro elemento pesa sul lungo periodo: le nuove uscite possono richiedere versioni di sistema più recenti. Nelle discussioni dedicate alla scena è stato chiamato in causa persino GTA 6, con riferimenti a un possibile requisito legato al firmware 14.10. Al momento questa informazione non va trattata come una conferma ufficiale, ma il meccanismo è credibile in termini generali: con il passare dei mesi, restare su un vecchio firmware può significare rinunciare non soltanto al PSN, ma anche a parte del software più recente.

Overdrive mostra il confine più controverso

La crescita degli exploit ha favorito anche progetti molto più problematici. Tra quelli citati nella scena compare Overdrive, uno store non ufficiale che avrebbe messo a disposizione oltre 1.600 titoli PS4 e PS5. Il servizio risulta inattivo e il progetto sarebbe stato rimosso da GitHub. Non esistono conferme pubbliche definitive sul motivo della scomparsa, quindi eventuali collegamenti con iniziative legali di Sony devono essere considerati ipotesi e non fatti accertati.

Parallelamente continua il lavoro su homebrew, emulazione e compatibilità con software delle generazioni precedenti. Alcuni progetti guardano anche a PS2 e PS3, ma queste sperimentazioni non equivalgono a una retrocompatibilità ufficiale completa. Anche gli strumenti di intelligenza artificiale possono aiutare nell’analisi del codice o velocizzare alcune fasi di sviluppo, senza che ci siano elementi sufficienti per attribuire loro la scoperta delle vulnerabilità più recenti.

Modificare una PS5 resta una scelta con rischi reali

Una console modificata può incontrare problemi di stabilità, errori durante le procedure e incompatibilità con aggiornamenti futuri. C’è poi il rapporto con i termini di utilizzo dei servizi PlayStation: Sony può limitare o sospendere l’accesso alla rete quando rileva comportamenti contrari alle proprie condizioni. Questo non significa che ogni PS5 modificata venga automaticamente esclusa dal PSN, ma utilizzare exploit e servizi ufficiali nello stesso ambiente aumenta inevitabilmente il livello di rischio.

Il confronto tra produttore e comunità del modding difficilmente si conclude con un singolo firmware. Le patch chiudono vulnerabilità note, mentre ricercatori e sviluppatori continuano ad analizzare il sistema alla ricerca di nuovi punti deboli. In questa fase Sony dispone però di una leva particolarmente efficace: legare servizi, negozio e progressivamente i giochi più recenti agli aggiornamenti rende il costo pratico del jailbreak molto più alto per l’utente comune.

PS5 entra così in una nuova fase della sua vita tecnica. Da una parte cresce la conoscenza della piattaforma e aumentano gli strumenti disponibili alla comunità; dall’altra Sony può sfruttare l’intero ecosistema connesso per spingere verso firmware aggiornati. Il risultato non è una vittoria definitiva di uno dei due fronti, ma una distanza sempre maggiore tra una console pensata per restare pienamente integrata nel PSN e una macchina mantenuta su versioni precedenti per conservarne la modificabilità.

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